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Burri Prometheia

Jan 9 - Jan 10

Symposium, Film Screenings, Performance & Multimedial Installation

January 9-10, 2017

 

Event Debriefing 

The best place to hide anything is in plain view.

Edgar Allan Poe, The Purloined Letter  (1844)

 

BURRI PROMETHEIA ha rimesso in luce un’opera di dimensioni monumentali (Mt 15 x 5) la cui funzione architettonica di parete (tra Sculpture Garden e Melnitz Hall) tende quasi a mimetizzarne la presenza: il “Grande Nero Cretto”, opera in 700 pezzi di ceramica cotta che Alberto Burri donò al campus 40 anni fa, come tappa iniziale di una grande retrospettiva americana che ne segnò il rilancio mondiale.

 

L’evento il cui titolo ha richiamato non solo la metafora della ricerca continua del pittore, ma anche un precipuo riferimento al fuoco che declinò in forma poetica nella quasi totalità dei suoi materiali (ferri, legni, sacchi, plastiche) fino alla ceramica utilizzata per il grande Cretto di UCLA. Per questo motivo è stato presentato in anteprima mondiale il film VARIAZIONI:  A Visual Polyphony (2017), che ha messo in luce gli inizi della sperimentazione che l’artista sviluppò con il poeta Emilio Villa (1914-2003), per la cui visionarie liriche creò le sue prime combustioni su carta.

 

Nel film di Giuseppe Sterparelli, ricercatore indipendente e ideatore dell’evento assieme al Prof. Thomas Harrison, avviene una particolare attualizzazione del volume 17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica del 1955, in cui le illustrazioni del pittore formavano un corrispettivo visuale ai componimenti plurilinguistici di Villa e al loro flusso di suoni e concatenazioni fonetiche che ne agitavano straordinariamente la pagina.

 

La “rivisitazione” sonora e visuale del libro in formato Ultra HD, trova ambientazione nel deserto della Death Valley, negli stessi luoghi che ispirarono Burri per i suoi Cretti, e si fonda nel dialogo tra le poesie villiane lette in voce off dall’attore Roberto Latini (premio come migliore attore teatrale italiano 2014 e 2015) e la fotografia di Lisa Rinzler (premio Emmy, Sundance e molti altri): ciò ha permesso all’evento di mettere in primo piano la voce stessa contenuta nella poesia di Emilio Villa, a favore di una lente “esperienziale”, intima, e al contempo filologica.

 

Nella prolusione al film, il Prof. Bruno Corà tramite video confezionato dalla Fondazione Burri di cui è presidente e il Prof. Gian Maria Annovi di USC California, hanno contestualizzato la genesi dell’opera di Burri e il rapporto reciprocamente vitalistico intessuto tra Burri e Villa: accomunati da una visione “atemporale” che univa scrittura e pittura come forze germinali del linguaggio, in costante conflitto tra armonia e caos, i due autori giunsero ad una sintesi quasi catartica che li faceva travalicare dalle coordinate accademiche a favore di un’arte pura, non contaminata da correnti o mercato: il fuoco usato dal pittore fondeva progettazione e casualità, un’aspirazione quasi speculare alla sintesi tra logos organizzato e pura phoné, arcaismo e innovazione, delle variazioni di Villa.

 

La stessa panoramica usata da Burri era fortemente internazionale fin dagli esordi, così come il pensiero del poeta sembrava trovare un innesco non tanto dal post-ermetismo degli autori italiani dell’immediato dopoguerra, quanto dal campo delle arti plastiche e in special modo dalla pittura di Rothko, di Pollock e soprattutto di Burri: Villa individuò in lui un referente visuale della propria poetica basata sulla dinamica erompente della parola e creò una forma di critica d’arte che prescindeva dall’oggetto e dal valore di mercato per farsi valore morale, elemento di congiunzione quasi pagana al concetto di “origine” e ai primi gesti umani nell’arte. Seguendo questo stimolo il poeta Paul Vangelisti, coadiuvato da Harrison e dalla laureanda Nina Bjekovic ha creato una contaminazione diretta nella lettura a più voci di un testo manoscritto inedito di Villa sulla pittura di Alberto Burri, datato 1952, proprio di fronte al Grande Nero Cretto.

 

La  performance di John Densmore, batterista the Doors (conosciutisi proprio all’interno di UCLA Film School nel 1964), eseguita con percussioni africane e sonagli dei nativi Americani, e l’installazione luminosa Desert Flows dell’artista visuale Alessandro Marianantoni hanno esaltato in forma straordinaria i valori formali del Cretto in un incontro dell’elemento organico della terra, con quello liquido dell’acqua, come dualismo e sintesi vitale, già suggerita da Nurit Katz durante il simposio.

Nella proiezione del docu-film del giorno seguente Alberto Burri e Piero della Francesca le due rivoluzioni (2015) di Luca Severi all’Istituto Italiano di Cultura si è conclusa una ricognizione non meno suggestiva sulle identità culturali e compositive di Burri in relazione al pittore rinascimentale Piero della Francesca, maestro dell’ordine matematico e “sacrale” da cui il moderno ha ripeso il rigore mentale pur nella rivoluzione dei materiali adottati. Una seconda chiave per chiudere la lettura dell’opera di Burri, a sottolineare un elemento apollineo che diventa idealmente complementare all’avventura dionisiaca compiuta sui solchi delle liriche villiane.

 

BURRI PROMETHEIA

XL Anniversario del Grande Nero Cretto di Alberto Burri (1977/2017)

UCLA Royce Hall, Italian Institute Culture, Los Angeles, 9/10 Gennaio 2017

Ideazione Giuseppe Sterparelli, Thomas Harrison, organizzazione UCLA Italian Dept, IIC

Evento patrocinato dal Ministero italiano per le Attività Culturali

 

Details

Start:
Jan 9
End:
Jan 10